Stamani i colori dell’alba che illuminavano Darling Harbour, cominciando dai piloni che reggono l’ANZAC Bridge, e poi giù fino all’acqua, mi hanno ricordato ancora una volta che il cielo qui e’ differente.

Meglio, la luce e’ differente. Ma non solo quello.

È quasi una settimana che sono in Australia, tra Brisbane e Sydney: ho trovato poco spazio oltre il lavoro, solo ieri ho vagabondato per la città, più guidato dalla voglia di vivere che da quella di fotografare e raccontare.

Sono salito fino ad Hyde Park, attraverso un CBD addormentato che ha messo in difficoltà la mia ricerca di una Opal Card (la tessera a scalare per viaggiare sui trasporti pubblici del NSW), finalmente trovata in un drugstore gestito da un ragazzo Pakistano che ruminava chewing-gum come se non ci fosse un domani, impreziosendo il suo accento con un mix di salivazione e masticazione mentre gestiva un top-up da $20.

Ho arpionato il 333 “limited stops” fino a Bondi Beach, guidato dalla malsana idea di andare a farmi una nuotata nella storica piscina sul mare, dopo aver rinunciato al surf impossibile senza una muta. I 16 gradi dichiarati della temperatura dell’acqua, insieme alla brezza che portava l’odore dell’Oceano Pacifico, mi hanno invece suggerito una passeggiata: si vede che il vivere nel Paese dei Castelli di Sabbia mi sta cambiando, quando abitavo a Mosca mi sarei tuffato dicendo “cazzo è un brodo”.

Dopo le 10 il livello di turisti, tutti asiatici, ha cominciato a salire oltre il tollerabile mentre camminavo lungo i murales che sezionano la spiaggia. Ho rincorso (perdendolo) il bus 380, aspettando per qualche minuto quello successivo, fino a incrociare la traiettoria del 389, scendendo in quella parte di Pyrmont dove ha abitato la Camilla. Quando l’ho spedita a studiare in questa parte del globo, mi e’ tornata con un delizioso accento da canguro bionda.

Bello si ringrazi l’autista, scendendo dall’autobus. Questo e’ un Paese dove le persone sono ancora gentili ed educate.

Ho visitato la Chiesa dell’Ostrica Del Pacifico Rivelata al Mau Goloso. Una dozzina delle piccole e deliziose Sydney Rock Oysters, per meno di $18, che mi sono spazzolato insieme ad un sashimi di salmone della Tasmania, mentre allontanavo i gabbiani che da queste parti chiedono insistentemente di condividere il cibo. Ti distrai un attimo e ti arpionano il vassoio gridandoti beceramente in faccia la loro arroganza.

Raccattato i polpacci, sono arrivato fin quasi sotto The Rock, per realizzare solo li’ che avevo mancato la fermata del Ferry che mi avrebbe portato a Milson Point, da dove una quindicina d’anni fa ho scattato una bella immagine nella notte dell’Harbour Bridge e dell’Opera House. Poco male quando si e’ in giro a cazzeggiare: inversione a U e mezz’ora dopo ero sull’acqua, dentro il giallo e verde tipici dei battelli che garantiscono i colleganti via acqua attraverso la baia.

Scartata l’idea di scattare qualche immagine nel Luna Park, sono tornato a Circular Quay, risalendo fino a Pitt Street, in cerca di qualche Street Performance: ho trovato un chitarrista dotato che arpeggiava Hotel California come se avesse avuto 15 dita, e non solo 10.

Foto? Random, usando la Signora Tedesca a Telemetro e il suo magico vetro Summilux ….


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

2 Comment on “Australia, what else?

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