Ultima mezza giornata in Asia, per poi rimbalzare nel Paese dei Castelli di Sabbia e finire di carambola in Italia per qualche giorno.

Ho deciso di porre un rimedio alla gente che mi si schianta addosso (vedi post “Che mano tenere” di pochi giorni fa) e mi sono avviato a piedi verso il “Ladies Market” a Mong Kok, nella a Tung Choi Street. È il mercato che unisce paccottiglia assortita di diversi generi merceologici, con un po’ di minchiate turistiche e abbigliamento cheap/ultra-cheap.

Dopo qualche giro ho individuato una bancarella che stampa magliette. Il tipo dietro il banco ha una sigaretta accesa piantata a lato della bocca, a ricordo della migliore tradizione del cinema noire francese. Si esprime in un inglese ripieno di noodles con fettuccine fritte di maiale.

Vorrei una maglietta, nera con una scritta arancione in Cantonese” gli chiedo, avendo come risposta un sussulto del mento che provoca la caduta della cenere di sigaretta sulla sua mercanzia, ma non pare se de dia cura.

La gente in metropolitana e sui marciapiedi mi viene addosso, distratta dai loro telefoni” gli spiego, anche se comprendo potrei chiedergli anche di stampare “Salvini e’ Arabo” e non farebbe una piega. “Potresti scrivermi una cosa tipo ‘Attenzione‘, oppure ‘Evitatemi‘ o ‘State alla larga’?“.

Gli chiedo ancora se capisce l’inglese: arrivare a chiedergli se lo parla anche mi pare di saltare in fosbury la sua privacy. Mi risponde con una una buffata di sigaretta “What you want I write“: un genio del guerrilla-marketing, e’ chiaro.

Mi metto a riflettere ad alta voce. “Ma forse e’ meglio scrivere qualcosa che faccia comprendere il pericolo nello schiantarmisi addosso: i miei 110 kg, accelerati a 7kmh che e’ il mio passo medio, addizionati agli altri 4 della persona che mi viene incontro e’ come arrivare di corsa contro un muro di cemento armato“.

Senti, scrivi ‘COLONNA DI MARMO’, ma non che sembri un riferimento volgare al pisello, please, che qui non avete grande senso dell’umorismo“.

Solleva sopracciglia e sigaretta. Si vede che sta pensando in modo elettromeccanico. Emette un “Oooohhhhhhhh” e si lascia prendere da una risata irrefrenabile che gli fa sussultare la sigaretta, sempre piazzata nell’angolo delle labbra.

L’ho abbandonato che rideva dopo un paio di minuti: deve averla presa come la battuta del secolo. Niente maglietta, comunque.

Foto? A spasso per Mong Kok, mano nella mano, o meglio ‘mano sull’otturatore, con la Signora Tedesca a Telemetro …


Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

4 Comment on “La Colonna di Marmo

Leave a Reply

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading

Discover more from VITA VISSUTA

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading