Il quinto giorno del quinto mese nel calendario lunare Chinese è tradizionalmente il Giorno del Dragone. Questo è anche, nel calendario astrale (sempre Chinese), l’anno del Dragone. It Dragone è forza, potenza, fortuna, leadership, successo. Io sono atterrato a Shanghai il giorno, il mese e l’anno del Dragone, nel giorno conclusivo del Dragon Boat Festival.

 Chi sa che cazzo mi succederà nei prossimi giorni, grazie a questa miracolosa congiuntura astrale, attesa (per quanto mi riguarda) per oltre 53 anni e avvenuta in totale casualità: minimo mi licenziano cacciandomi a pedate, perdo la valigia e mi coglie una dissenteria fulminante a bordo di un 330 della Eastern China Airways (che devo prendere domani per un volo di 6 ore).

 La leggenda del Dragon Boat ha origine oltre 2.000 anni fa: pare che un certo Quyan, ministro dello stato di Chu (uno dei 6 deboli stati che si opponevano al dominio dello stato  di Qing), propose al suo imparatore, Chuhuaiwng (giuro che i nomi son veri) di allearsi agli altri 5 staterelli per conservare l’indipendenza attraverso una unione di forze. L’imperatore, entusiasta, gli assegna l’incarico di sviluppare l’alleanza politico-militare ma questo crea l’invidia degli altri dignitari e nobili che, gelosi del suo successo, cominciano a spargere dicerie sulla sua onestà e rettitudine creando infine un ambiente di ostilità nei suoi confronti.

 Lo stato avversario di Qing, volendo rompere l’alleanza dei 6 stati più deboli, corruppe una moglie dell’imperatore di Chu e un suo ufficiale per screditare Quayan: l’imperatore di Chu (il Chuhuaiwing citato sopra) lo destituì e così facendo indebolì l’alleanza e permise a Qing di muovere guerra e di uccidere Chuhuaiwing. Coraggio, stiamo concentrati ancora un attimo che ho finito.

Quyan non volle supportare il dolore e il disonore e si gettò nel fiume per suicidarsi: molti pescatori, che invece credevano in lui, si lanciarono con le loro barche, pagaiando disperatamente per tentare di raggiungerlo e di salvarlo, ma il suo corpo non venne trovato. Sparsero allora cibo in acqua per nutrire i pesci ed evitare che questi si mangiassero il corpo del povero Quyan.

Fine della sbrodolata storico-leggendaria: ditemi che non potevate sopravvivere senza saperlo e assistere a quelle mandrie di pazzi che pagaiano come degli invasati sul ritmo dei tamburi! Comunque, vederli dal vivo è spettacolare, e, se non piove peggio che durante un tifone è anche provabile che si scatti due foto (come potete noterne l’assenza, pioveva come durante 2 tifoni in accoppiata)..

 Torniamo sull’autobiografico.

 Stamani mi son svegliato con una poesia sulle labbra: “YOU CAN’T BLAME GRAVITY FOR FALLING IN LOVE” (“non puoi dare la colpa alla gravità se ti sei innamorato – “fall in love” letteralmente “caduto in amore”). Mattina ispirata? No semplicemente ho notato una scritta sulla parete in vetro della camera d’albergo dome sto dormendo (vedi foto sotto).

Vi prego di notare, nella foto, andando “oltre” la bellezza dell’idea (e mi hanno detto che ogni camera ha un testo differente), il fantastico clima umidiccio-piovigginoso che mi aspetta fuori e che metterà a dura prova l’ombrellino sfigatissimo (guarda caso, made in China) che ho comprato sabato.

 ‘Sta cosa (la scritta sul vetro) che la mattina mi sembrava simpatica e ispirante, intorno a mezzogiorno, complici stanchezza, umidità e un dialogo assurdamente supportato da mimica gestuale per sperare nella migliore efficacia della comunicazione, mi è sembrata una cosa da bigliettini dentro i Baci Perugina. Ho come l’impressione che il mio cattivo umore stia salendo.


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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