Il Natale di Tino, di Ernesto e di Flavio

Henry Louis “Lou” Gehrig, nato nel 1903 a New York City, ha giocato come prima base per 17 stagioni consecutive nella squadra dei mitici New York Yankees. Soprannominato “The Iron Horse” (il cavallo d’acciaio) per la sua incredibile costanza, polverizzò record in modo consecutivo, guadagnandosi la fiducia dei compagni di squadra, l’applauso dei tifosi e l’ammirazione degli avversari.

Fu il primo giocatore per il quale, nel 1939, il numero 4 della sua maglia fu ritirato come segno di gratitudine e rispetto, e mai più usato dai Yankees nelle stagioni successive di campionato. Il suo record di 2.130 partite consecutive fu solo superato nel 1995, 56 anni dopo che Lou aveva calpestato il diamante per l’ultima volta.

Nel corso del 1938 la sua serie positiva di risultati cominciò ad avere un inspiegabile declino per i suoi 35 anni: dopo aver attribuito il calo di forma alla impressionante serie di prestazioni e di infortuni (aveva sempre giocato malgrado anche abbia subito numerose fratture), la moglie Eleanor lo convinse finalmente a farsi ricoverare per una serie di accertamenti e, una settimana dopo, esattamente il giorno del suo compleanno il 19 Giugno 1939, a Lou venne diagnosticata la “amyotrophic lateral sclerosis” (ALS, o “SLA” in italiano).

Il 4 Luglio 1939 Lou Gehrig salutò per l’ultima volta i suoi tifosi, nello Yankee Stadium, nel Bronx di New York:

Fans, for the past two weeks you have been reading about the bad break I got. Yet today I consider myself the luckiest man on the face of the earth.

I have been in ballparks for seventeen years and have never received anything but kindness and encouragement from you fans. Look at these grand men. Which of you wouldn’t consider it the highlight of his career just to associate with them for even one day? Sure, I’m lucky. Who wouldn’t consider it an honor to have known Jacob Ruppert? Also, the builder of baseball’s greatest empire, Ed Barrow? To have spent six years with that wonderful little fellow, Miller Huggins? Then to have spent the next nine years with that outstanding leader, that smart student of psychology, the best manager in baseball today, Joe McCarthy?

Sure, I’m lucky.

When the New York Giants, a team you would give your right arm to beat, and vice versa, sends you a gift — that’s something. When everybody down to the groundskeepers and those boys in white coats remember you with trophies — that’s something. When you have a wonderful mother-in-law who takes sides with you in squabbles with her own daughter — that’s something. When you have a father and a mother who work all their lives so that you can have an education and build your body — it’s a blessing. When you have a wife who has been a tower of strength and shown more courage than you dreamed existed — that’s the finest I know.

So I close in saying that I might have been given a bad break, but I’ve got an awful lot to live for. Thank you.”

La folla gli tributò una standing ovation, applaudendo per oltre 5 minuti, mentre Lou, commosso e felice, piangeva. Due anni dopo, il 2 Giugno 1941, la città di New York si fermava, sentendo alla radio la notizia della sua morte.

Tino, Ernesto e Flavio stanno giocando una partita simile a quella di Lou, e oggi, il giorno di Natale, siamo andati a trovarli per un sorriso assieme, per un’altra base …

sla 3 sla 1 sla 5

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2 commenti

  1. Una brutta bestia la SLA. E poi qualcuno pensa male degli atei… 😉

  2. Grande Maurizio!

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