It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way.
I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes.
Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.
Conosci pure il nome di quello strumento?! Didgeridoo… Vado a googlare…
non solo lo conosco ma ne ho uno a casa e occasionalmente lo suono, provocando le formali proteste di Beria sul palco della V Internazionale per le basse frequenze che genera …. strumento degli Aborigeni in Australia, vedi tu se non lo conosco 🙂
Ah, ecco… Origini australiane! 😉
Spero in una serata migliore 🙂
ho appena fatto un’ora al telefono con Addis Ababa, e non a parlare di caffè … 🙁
Allora facciamo una tarda serata migliore 😉
dai un occhio come viene utilizzato in versione quasi techno …
http://youtu.be/oXBGZoBYaLY
Bello… 🙂 Io invece sto giusto andando a un concerto di musiche del ‘500 per due organi 🙂
Gira gente strana a Praga, eh? Tieni duro Mau, la giornata è quasi finita!
Non rispondere che domani sarà peggio, non vale 😉
Ma venerdí acciuga day forse 🙂
Vedi 🙂 ?! Evviva!
Non posso che augurarti una buona seconda serata.
Poi sempre per la serie: ricordi strani, mi hai fatto tornare in mente un film: the coca cola kid, con Greta Scacchi. Film che si svolgeva in Australia, in cui per la pubblicità del rilancio della bevanda in questione, veniva usato “il trombone” degli aborigeni. Mi chiedevo anche, visto che sei australiano per elezione, se si poteva usare all’inverso per inspirare!
I tuoi riferimenti culturali son sempre mitici!
Tecnicamente il didgeridoo, essendo un tronco di eucalipto reso cavo dalle termiti, può essere utilizzato sia per espellere aria sia per aspirare, ma la capacitá polmonare che ti richiederebbe per sorseggiarti un margarita penso sia pari a 17 volta i polmoni del buon Maiorca ….
http://m.youtube.com/results?q=the%20coca%20cola%20kid%20soundtrack&sm=12
strana e bella città Praga. Strane e belle le tue foto
p.s. ieri un mio tirocinante di ritorno dall’Australia mi ha regalato un portachiavi con appeso il didgeridoo… strane coincidenze!
Belle foto! 😉
Ho provato a suonare il didgeridoo, sono molto affascinata dai suoi suoni bassi e tremolanti, ovviamente con scarso successo. C’è bisogno di allenamento e applicazione.
Mi piacerebbe ascoltare te che lo suoni 😉
ti dirò che sul suono me la cavo abbastanza bene e riesco ad articolare la vibrazione delle labbra senza problemi, quello che mi incasina ancora un filo è la tecnica delle respirazione continua: dopo un paio di minuti sbaglio qualcosa e divento prima rosso e poi violaceo nel tentativo di continuare a suonare in debito d’aria …
ho un paio di registrazioni fatte nel Red Center di Aborigeni che suonano, e sono incredibili: vedo di metterle su youtube e te le passo
Ahahah! La respirazione continua è un gran casino, per me credo impossibile! Eppure quelli che lo suonano appartengono alla mia stessa razza!
Per le tue registrazioni: magari!!!
Attendo…