It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way.
I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes.
Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.
Non voglio fare inutili polemiche, ma vorrei capire lo Stato dov’è?
Viviamo in un paese dove le politiche sociali sono lasciate alla finanza creativa delle famiglie.
Hai nonni. Unico vero cardine di supporto, croce e delizia, di molte nuore e generi, che immolati sull’altare dei figli e delle 1000 cose da fare, utilizzano una risorsa inestimabile… i nonni.
Una protezione civile che definire imbarazzante è un eufemismo, sia in termini quantitativi, che qualitativi, che pensa di esternalizzare – manco fosse un call center – la gestione economica della ricostruzione, hai paladini del risk managemente: gli assicuratori, sia la soluzione a tutti i mali!
Brutti personaggi, di cui ahimè faccio parte, che nel sistema pensa di guadagnare qualcosa. D’altronde sono imprenditori e devono rispondere agli azionisti, che, dal canto loro, gradiscono ricevere il distacco della cedola annuale, oltre a vedere aumentato il valore delle loro azioni.
Solo chi è passato dal vaglio indagatore dei Torquemada delle compagnie: i periti, può capire quanto passare dalle maglie lise dello Stato, a quelle draconiane delle compagnie, che vedono nel cliente: il nemico, lo sfruttatore da abbattere, può capire cosa rischia.
Ci sembra incredibile vedere i “ragazzi del fango”, che in antitesi con chi li vuole inetti, apatici e con il senso civico di un afide, si rimboccano le maniche e spalano la merda! Non è una metafora, ma uno stato di fisica constatazione, convinti – a ragione – che lo Stato, il suo funzionamento, i suoi rappresentanti, siano utili come un foruncolo sulla chiappa.
Abbiamo un esercito (non parlo delle forze dell’ordine), che è fine a se stesso, che si ciba di se stesso, incapace di generare valori, più che valore. Inutilizzato e inutile, formato ormai al 60% di sottufficiali e ufficiali che come scopo e lavoro hanno quello di mantenere il loro apparato e non di servire il Paese, anche con la pala!
La butto li: passiamo la protezione civile all’esercito e impieghiamo mezzi e uomini per rendere il nostro uno Stato in cui ci si possa riconoscere, non solo durante le partite della nazionale!
Scusami, anzi, scusatemi per lo sfogo, ma sono stufo di vivere in un paese che passa da un’emergenza ad un’altra, senza soluzione di continuità e senza capacità di pianificare una politica salvaguardia, tutela e supporto, in cui pago le tasse come in Danimarca, ma ho i servizi del Burundi… con tutto il rispetto per il Burundi!
Hey Bro, io aderisco ancora all’idea tardo-romantica e idealistico-democratica che lo Stato siamo noi: per questo continuo a dirmi/dirci che siamo noi a dover fare …
Vista da dentro , sembra una cosa ineluttabile della quale non capisci dove finiscono le tue colpe ed inizino quelle degli altri. L’unica cosa certa e sotto gli occhi di tutti è che siamo a livello “fai da te”. Fai da te….. la costruzione e poi se vuoi la manutenzione, fai da te….la gestione dell’emergenza. E va già bene che a Genova ci sono tanti disoccupati così che l’unica cosa che non manca sono le braccia , che già a pale e secchi siam messi male…..
nella cacca ci siamo tutti noi Italiani, anche a reggioemilia, pur non avendo per ora subito quel tipo di danni, Se parliamo di merde e cacche, dovrò decidermi a scrivere”Piacere! Io sono un water” secondo volume. Credo ci possa stare bene in questo bel periodo. la foto sembra una cartolina del 1930 o giù di lì e pare che sbuchi da un istante all’altro il Titanic…ma perchè sei così bravo Mau?? Fabiana.
Adulatrice vintage!
E tu fotografo d’altri tempi e incantatore di ragazze vintage…Buona notte Maurizio.
La foto, oltre che bella, è emblematica: ha un che di apocalittico con le sagome dei simboli industriali che sembrano dei dinosauri prossimi ad essere spazzati dalla furia della natura.
“Distruzione” per fortuna spesso si accompagna a “ricostruzione”. Chissà che magari una piccola apocalisse non possa essere l’occasione per fare pulizia e ricominciare.
Purtroppo però il passaggio è sempre doloroso … Forse è meglio non augurarcelo.
grazie.
forse è meglio rimboccarsi tutti le maniche e far pulizia, in tutti i sensi!
Ciao (dalla China)