Keffyeh, kufiya, ghutrah, shemagh, hatta, mashadah, chafiye, cemedani, e infine anche sudra in Hebrew: tutti i nomi che nell’area del medio-oriente vanno ad indicare un pezzo di stoffa quadrato, di cotone solitamente o di cotone e lana o anche di sola lana che viene universalmente indossato da tutti gli uomini da queste parti.

È un capo indispensabile per proteggersi da sole, sabbia, e dal freddo delle notti d’inverno nei deserti o sulle montagne aride della Penisola Arabica: pare che i quadretti (neri solitamente o anche rossi) abbiano cominciato ad apparire in Mesopotamia e si siano imposti come fashion-trend negli ultimi 5mila anni, altro che Coco Chanel! Bellissime le stoffe Omanite che hanno l’esclusività dei disegni sulla delicatezza del cachemire: esistono decorazioni particolari rigidamente riservate alla famiglia del Sultano o ad altre tribù storiche. Bisogna che la prima volta che mi tocca andare per lavoro a Muscat me ne compri una.

Lo scrittore e giornalista inglese Gavin D. Young ha passato quasi tutta la sua vita nell’area del Golfo, vivendo a lungo prima a Basra (Iraq) e poi tra le tribù dei Marsh Arabs, discendenti diretti degli antichi Sumeri, nella zona tra il Tigri e l’Eufrate (il “Paradiso Terrestre” di Biblica memoria): se avete voglia di comprendere più a fondo vita, società, storia e tradizioni di queste popolazioni che sono state quasi sterminate con ogni mezzo da Saddam Hussein, c’è il suo libro “Life with the Marsh Arabs of Iraq, 1977” che è un documento eccezionale (in linea lo si trova anche in formato elettronico per pochi euro).

Gavin scrive che, durante il suo lungo soggiorno con i Marsh, aveva notato “.. venerated men accepted … as descendants of the Prophet Mohammed and Ali ibn Abi Talib wore dark green keffiyeh  in contrast to the black-and-white checkered examples typical of the area’s inhabitants ..“.

Quando ho visto un anziano uscire dalla Moschea con una keffiyeh verde mi sono avvicinato. “Salham saddiki” (‘Pace, amico’) gli ho detto e gli ho indicato con un gesto se potevo scattagli qualche fotografia. “I no beauty” mi ha risposto con un inglese approssimativo, ma mi ha sorriso …

Foto? The “keffiyeh series” …

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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