Ma che bel agnello che è!”. L’età, unita a una vita che non deve essere stata particolarmente sana con i chiari segni dell’uso di droga che marcano il viso e le braccia, le conferiscono un’aria da personaggio di Bukowsky.

“Guardi, non per fare polemica gratuita ma sarebbe un cane, e per di più femmina e comunista” le rispondo.

Siamo in via Banchi e Beria sta arrancando verso Campetto dopo il rituale giro del Porto Antico a Genova: con le 7 della mattina la città comincia a svegliarsi mentre c’è ancora il fresco della notte che si stropiccia gli occhi sbadigliando e la macala del giorno non è ancora arrivata.

E allora che differenza fa?” insiste, mentre il top che le lascia scoperto un filo di pancia sopra una crudele minigonna, va a denotare una struttura fisica ad anfora che raccomanderebbe un abbigliamento più castigato per il metro e mezzo di altezza.

“Non voglio fare il precisino, ma l’agnello è un mammifero della famiglia dei bovidi, e fa parte del genere degli ovis, è quindi forse imparentato con una mucca, mentre Beria è un canide e ha il suo cugino prossimo nel lupo: l’agnello è vegetariano e il cane è tendenzialmente carnivoro o onnivoro grazie ai pasti di crocchette che oggi si offrono agli esemplari domestici”.

Beh, anche io conosco un ristorante vegano”: la sua risposta mi fa capire che siamo ancora in alto nella curva chimica, ed è inutile cercare un dialogo quando le molecole colpiscono a sberloni le cellule celebrali e fanno dei gran danni.

“Si, e la zoologia bisogna chiuderla che non è giusto tenere gli animali dietro le sbarre, giusto?”, mi pare consono a questo punto mantenermi in sintonia dialettica, ma non volendo prenderla in giro.

È vero. Senti, bello, mi stai simpatico tu e il tuo agnello: non è che hai 5 euro da darmi per fare la spesa?”. “E se ti stavo antipatico pensavi avessi un facocero al guinzaglio e me ne chiedevi 10, cazzo?”. Mi farfuglia una risposta tra i pochi denti che l’eroina le ha lasciato e mi abbandona carcollando verso Sottoripa.

Foto? Ieri son passato per Via di San Bernardo e mi è caduto l’occhio su una scritta epicurea che si richiama al “Carpe Diem”, ma con una visione un filino più ossianico-cimiteriale ….

Genova June 2015 5


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

8 Comment on “Agnello

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