Dunque, vediamo di riflettere con un minimo aggiornamento sul coefficiente di sfiga cosmica che pare si stia abbattendo sulla mia pelata.

Cominciamo dal viaggio. Dopo aver fatto qualche giorno a Genova, con Beria che annaspava nella macaia (l’aria calda, stagna e umidiccia che si respirava nella Città Vecchia), ho raccattato un tubo volante e mi son messo serenamente sulla strada che mi doveva riportare tra i castelli di sabbia.

Visto che devo fare qualche viaggio nelle prossime settimane, avevo deciso di non sconvolgermi subito con un volo notturno, ma prendere una roba da pensionato che partiva alle 14:30 e sarebbe dovuto atterrare intorno alle 22 locali, un modo per essere a letto per mezzanotte e in piscina ad allenarmi alle 6 del giorno dopo.

Decollati in orario, un po’ di sobbalzi per temporali durante la prima ora di volo e poi la richiesta di un medico a bordo, seguita dall’annuncio che saremmo dovuti atterrati ad Atene per un’emergenza medica. 90 minuti dopo eravamo sulla pista di Atene, non attrezzata per supportare un A380 e, tra scarico del passeggero e del suo bagaglio, ricarico del carburante, test e riprogrammazione, quattro ore dopo siamo ripartiti.

Ovvio che la rotta più breve (quella via Egitto) non fosse praticabile, e siamo volati lungo tutta la Turchia per entrare poi nello spazio dell’Iran, e infine arrivati sotto il controllo del traffico aereo di Dubai quando molti dei loro oltre 200 aerei stanno atterrando. Erano le 2 del mattino quando ho messo i piedi sul finger e le 4:30 quando sono entrato in casa. A letto per le 5.

Giornata successiva veramente densa, finita con una cena di lavoro in un locale che non tollero: fumoso, pessima cucina, gestione criminale dell’aria condizionata. Alle 21 ho fatto suonare la campanella e, salutando tutti dopo aver cordialmente indirizzato le domande dei colleghi per oltre 3 ore, sono andato a collassare a casa.

Collasso breve.

All’1 mi sono alzato per restituire il cous-cous che avevo mangiato. Restituirlo da ogni possibile orifizio, e non sono certo che vogliate conoscere i particolari. Mi son riaddormentato alle 5:25 per sentire la sveglia suonare alle 5:30. Ho ignorato i buoni propositi e mi son trascinato in ufficio come se avessi i postumi di una sbornia epocale, condita con una manciata di linee di febbre.

Nel pomeriggio mi sono arreso, passato in farmacia ho girato la macchina nuovamente verso casa.

Arrivato ho visto una folla davanti agli ascensori: per un principio di incendio all’11esimo piano tutti gli ascensori tranne uno erano bloccati. 64 piani con 8/10 appartamenti per piano fanno oltre 500 nuclei familiari, farli transitare tutti per un solo ascensore mette anche in crisi la parabola del cammello e della cruna dell’ago.

Dire che non è male, considerando che son manco 48 ore. Sfiga cosmica.

Foto? Stamani, andando in ufficio: addetti allo spolverare i semafori ….

traffic light


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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

6 Comment on “Dunque ….

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