Si, Beria, lo so che è fastidioso tenere la flebo attaccata alla zampa, ma devi proseguire la cura e venir fuori da sto tunnel. Ti stai riprendendo da infezione e intervento, devi aver pazienza e tener duro“. La veterinaria mi guarda e aggiunge “Ma sai che con te sta proprio tranquilla, si vede che le infondi sicurezza“.

Il mio cane mi guarda con due occhi che sembra sia stata in compagnia di Amy Winehouse nei suoi momenti peggiori, ma Beria ne sta uscendo, e finalmente dopo ormai una decina di giorni in cui il suo futuro come quadrupede è stato incerto, sta migliorando.

Grazie alle diagnosi di Mauro (una sorta di Dr. House canino) e al suo provvidenziale bisturi in emergenza, e grazie alle terapie endovena che le Tre Grazie (Katic, Roberta e Chiara) le stanno somministrando (manco nei peggio rave party si vedono girare cocktails di tal genere), sta ricominciando a camminare e avere quella brillantezza politica tipica dei vecchi comunisti.

Dai, ti racconto di quando Ernesto Che Guevara si è presentato alle Nazioni Unite, nel Dicembre del 1964, se stai buona e lasci che ti finiscano la terapia” le dico, mentre Katic mi guarda con aria interrogativa: va bene parlare col proprio cane, ma questa è la prima volta che assiste ad una discussione marxista-leninista tra un umano e un cane.

…. Porque esta gran humanidad ha dicho «¡Basta!» y ha echado a andar. Y su marcha, de gigantes, ya no se detendrá hasta conquistar la verdadera independencia, por la que ya han muerto más de una vez inútilmente … Esa proclama es: Patria o muerte.

Un discorso appassionato, di un Che ormai emerso come statista-rivoluzionario-politico sulla scena mondiale, che nella sua apertura, dopo aver auspicato un serio lavoro dell’Assemblea e delle sue commissioni, ha indirizzato con forte passione i conflitti politico-sociali attivi in quell’epoca, “… Fra tutti i problemi scottanti che debbono essere trattati da questa Assemblea, uno di quelli che per noi hanno maggior significato e di cui crediamo sia necessario dire una definizione che non lasci dubbi in nessuno, è quello della consistenza pacifica fra stati con diversi regimi economico-sociali. Notevoli sono i passi in avanti compiuti dal mondo in questo campo; tuttavia l’imperialismo – soprattutto quello nordamericano – ha la pretesa di far credere che la consistenza pacifica sia di uso esclusivo delle grandi potenze della terra.”

“Noi esprimiamo qui la stessa posizione sostenuta dal nostro Presidente al Cairo e che doveva poi essere alla base della Dichiarazione della Seconda Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi non Allineati: e cioè che la consistenza pacifica non deve essere limitata soltanto ai potenti, se si vuole garantire la pace del mondo. La coesistenza pacifica deve essere praticata fra tutti gli stati, indipendentemente dalla loro importanza, dalle relazioni storiche che li legavano in precedenza e dai problemi sorti fra alcuni di essi in un momento dato ….

Si, lo so, si è dimenticato qualcosina nella sua appassionata difesa delle autonomie e del diritto dei popoli all’autodeterminazione: URSS e China erano definiti campioni del rispetto e auspicava anche un pieno ingresso della Repubblica Popolare Chinese a rappresentanza del suo popolo col disconoscimento della “cricca di Taiwan”, ma sono i chiari peccati di un politico malgrado la guida del movimento dei non allineati.

Il respiro di Beria si è fatto più profondo: nulla rilassa il mio cane più che la storia della politica, soprattutto se tinta di rosso. Ancora due flebo e si torna a casa.

Foto? Katic, che è arrivata qui in Italia dal Brasile, seguendo l’amore e continuando a curare animali …

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It has been more than fifty years since I began traveling across the world — and the seven seas — for work or for pleasure, always with a Leica M camera close at hand. The camera has never been an accessory; it has been a constant companion, a way of observing, remembering, and making sense of the places and people I encountered along the way. I started keeping this kind of journal some time ago, not as a diary in the traditional sense, but as a space where images and words could meet. This is not a publication driven by schedules or algorithms. At times I disappear for long stretches; then, inevitably, I return with semi-regular updates. Publishing, for me, is a mirror of my state of mind and emotions. It follows my rhythm, not the other way around. You have to take it exactly as it comes. Every photograph you see here is mine. They are fragments of a life spent moving, looking, and waiting for moments to reveal themselves — often quietly, sometimes unexpectedly. This blog is not about destinations, but about presence. About what remains when the journey slows down and the shutter finally clicks.

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