Mau, you’re whack-a-moling” mi dice un collega-amico dopo che mi ha sentito rivedere il programma di attività per le prossime due settimane. Cazzo, mi ha fatto sorridere e penso di essere tra i pochi non-americani che comprendono questa espressione fantastica, da non confondere con il guacamole, la salsa messicana a base di avocado che trionfa su nachos e birra con una fettina di lime ingollata nel collo.

Whack-a-mole (ˈwakəˌmōl/): used with reference to a situation in which attempts to solve a problem are piecemeal or superficial, resulting only in temporary or minor improvement

L’espressione deriva da un gioco da baraccone, dove le teste di alcune talpe in pezza escono casualmente da 6 o 9 buche per un secondo, e bisogna colpirle con un martello prima che scompaiano. Buon coordinamento occhio-braccio, ma chiaramente un’azione (avrebbe detto Peter Drucker) “che si focalizza sulla parte esteriore e ridotta di un problema, senza analizzare le cause alla radice e intervenire con una soluzione che definisca uno scenario nel quale (ta talpa) non abbia più modo di presentarsi in alcun contesto dinamico“.

Quindi si, sto facendo una cazzata in termini di strategie. L’amico ha ragione. Ma sto facendo anche la cosa giusta in termini di operations.

Siamo in un “ondeggiante e sussultorio sistema dinamico“,  dove le variabili possono influenzare traiettorie di sviluppo anche con differenziali significativi: applicare sistemi rigidi potrebbe rischiarne solidità della struttura ossea, meglio dare qualche sberla al bufalo in corsa (visti i volumi di business, una talpa non rende l’idea) e tentare di mantenerlo almeno in una direzione che abbia senso, poi andiamo a vedere se il solco lasciato dall’aratro è parallelo o perpendicolare (a cosa, poi?).

Lezione di management terminata, foto? Un uomo e il suo falcone, differente esempio di management, anche perché di talpe non penso di averne mai fotografate …

falcon

 

 

 

 

 

It's been almost 50 years that I travel across the word (and the 7 seas), on business or vacation, but always carrying with me a Leica camera. I started keeping this kind of journal a while ago. Even if sometime I disappear for ages, I'm then coming back with semi-regular updates: publishing is a kind of mirroring of my state and emotions, and you need to take it as it is. All published photos are mine.

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